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Lettera aperta di un ragazzo nostalgico
3 lug
So di interpretare il pensiero di molti, troppi ragazzi nelle mie stesse condizioni. E’ proprio per questo che lo voglio fare. Non so neanche a chi rivolgermi di preciso, e proprio qui sta il primo problema.
Sono un ragazzo di 24 anni, sono nato e ho vissuto i primi 18 anni della mia vita a Taranto, la città più odiata dal suo interno che io conosca. Per cercare di realizzare qualcosa di buono, ho deciso di lasciare “baracca e burattini” e trasferirmi, ormai 6 anni or sono, a Bologna, dove ho preso una laurea in Scienze di Internet e tutt’ora esercito la professione per la quale mi sono laureato.
A detta dei miei amici, loro mi vedono potenzialmente come la persona più felice che possa esistere, laureato, lavoro che mi piace, bella casa e bella ragazza. Ma non tutti sanno dei sacrifici che questo costa.
Sono dovuto andare via di casa, andare via da parenti e amici, e fino ad ora, questo non aveva pesato più di tanto nella mia vita. Ma ultimamente le cose stanno cambiando. Inizio a farmi delle domande, di cui prima ignoravo l’esistenza. Perché devo essere costretto a vivere lontano dalla mia famiglia? perché non posso vivere nella mia terra? perché non posso portare quello che ho imparato e far del bene a tanta gente? perché vedo che i miei progetti possono avere una continuazione solo qui e non a Taranto? perché devo lasciare la mia città morire lentamente come sta facendo, quando potrei portare un po’ di vita, con le mie idee, le mie ambizioni, la mia esperienza?
Il problema, però risiede non tanto nelle più che lecite domande, ma nelle conseguenti, tristi, risposte:
E a Taranto, cosa devo fare? il mio lavoro non viene compreso anzi, viene visto come solo una ulteriore spesa che non crea nulla. Io e la mia ragazza potremmo portare molte innovazioni nei nostri ambiti, in una città che ne ha bisogno. Io posso portare l’esperienza di una grande Regione (come l’Emilia Romagna) nell’ambito del settore turistico e turistico informatico e adattarla alla nostre esigenza, per rilanciare una città che da qui a 10-15 anni vedrà spegnersi le 2 più grandi fonti di reddito (e di morte), ovvero l’Ilva e l’arsenale. Roberta può portare innovazioni culturali, progetti che coinvolgono musei, scuole e bambini per formare e insegnare la cultura e il rispetto per essa.
Ma sembra che nessuno a Taranto voglia questo. Anzi. Sembra volere un’eutanasia con una dose massiccia di nulla, addolcita con la consapevolezza di avere tante potenzialità che si sarebbero potute esprimere, ma…
E ci sono tantissime altre persone della mia generazione che un giorno sperano di poter portare la loro conoscenza a servizio delle persone che amano, parenti, amici e della città da cui vengono, ma sono scoraggiate dall’immobilismo della classe politica e dirigenziale, che cerca di aggrapparsi ancora ad un passato recente pieno di menzogne e di falso benessere.
Spero che un giorno tutto questo possa cambiare.
L’altro giorno, una delle mie cugine, quasi coetanea, quella con cui ho giocato per tutta l’infanzia, ha messo alla luce le piccola Eleonora. E io a 800 km di distanza non posso prendermi un giorno di ferie per andarla a vedere. Questo a me tanto giusto non sembra.



