Ozio, domenica pomeriggio. Mi ritrovo a guardare uno di quei film anni ’80, credo si chiami “Aquila d’acciaio”.  Classica storia di quel tempo: un ragazzo subisce un’ingiustizia poi ,con le sue capacità innate, riesce a risolvere tutto. Non l’avete visto? non importa, avrete visto sicuramente “Karate kid” o giù di li. Sempre la stessa storia.

Ovviamente, chi ha un po’ di confidenza con questi film, scorge un comportamento comune. C’è l’eroe, un ragazzo di solito un po’ ignorato dal resto della comunità, ma dotato di grandi poteri che di solito rispecchiano classici ideali come la forza, il coraggio ect…, poi abbiamo i gregari, amici solitamente che sono pronti al sacrificio, a mettere a disposizione le  proprie conoscenze ed abilità al raggiungimento dello scopo (del singolo di solito), e per finire gli antagonisti, di solito stronzi, strani e mediamente cinesi, russi o medio-orientali. Classici nemici americani di sempre.

Questo lo sappiamo già tutti, ma in questo pattern che si ripete costantemente c’è qualcosa che mi ha fatto riflettere più del solito. Il protagonista principale, l’eroe, era tale solo ed esclusivamente perché era in qualche maniera “migliore” degli altri. Possedeva ovvero capacità innate, che non sarebbe mai riuscito a trovare senza l’appoggio solitamente dei gregari. Certo, magari non è incoraggiante per l’uomo medio. Ma sicuramente lo spirito non era quello, la morale indicava che ognuno può far uscire il meglio da se, se sottoposto ai giusti stimoli.

Ora, la mia mente fa un balzo in avanti. Diciamo di 30 anni? Insomma, ai tempi nostri, per intenderci. Non vi rendete conto che manca qualcosa? io si… dove cazzo sono finiti i gregari? abbiamo la presunzione di dichiararci tutti eroi?

Io non so perché, ne so quando tutto questo è iniziato, ma nessuno si accetta più per la sua bellissima mediocrità. Si cerca sempre di primeggiare, spesso senza averne le competenze, nei campi imposti dalla società. Siamo sempre “i migliori di”, “i più bravi a”,  ”i primi a”, ma tutto questo genera inevitabilmente dei conflitti. Non si riconosce più in maniera “sportiva” la superiorità del nostro avversario in quel campo, si cerca solo di superarlo, spesso ricorrendo a metodi subdoli, illegali e quant’altro.

Puntiamo il dito con troppa facilità, non abbiamo più onore, non rispettiamo più l’avversario. Pur di vincere si cerca di scavalcare leggi, regolamenti e il rispetto, rispetto necessario in ogni singola competizione. Non c’è da meravigliarsi poi se ci si lamenta sempre delle stesse cose: “non abbiamo abbastanza soldi”, “non abbiamo abbastanza potere”. Vi volevo ricordare una cosa. Fate mente locale, perché gli antagonisti perdevano nei film sopra citati? Perché cercavano di primeggiare sempre, a tutti i costi, entrando in contrasto con i loro stessi gregari, spesso mercenari che eseguivano gli ordini sol ofino a che vedevano una possibilità di successo, altrimenti battevano in ritirata.

Non siamo più orgogliosi di quello che siamo, cerchiamo sempre di essere meglio, ad ogni costo. Non ci rendiamo conto della bravura altrui, finche non facciamo di tutto per indebolirlo. Poi ci lamentiamo quando il medico che ci doveva curare in realtà peggiora i nostri mali con una cura sbagliata, dato che la laurea l’ha comprata.

Esaltiamo la nostra normalità. Siamo tutti diversi, ognuno di noi eccelle in qualcosa, dobbiamo solo trovarlo, ma finché non lo sappiamo, imitare gli altri non serve. E quando un nostro amico è in difficoltà, cerchiamo di aiutarlo, non di affondarlo per rubargli le sue ricchezze. Cercate di pensarci ogni tanto.